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Le origini della coltivazione degli alberi in vaso (Bon-vaso , Sai-albero) si
perdono nella notte dei tempi.
Secondo i dati storici , i primi alberi ad essere invasati in contenitori adatti
alla loro sopravvivenza e trasporto , furono i privilegiati esemplari dei
giardini di Babilonia , che Nabuccodonosor , fece erigere per la moglie siriana
a cui mancavano gli amati panorami della sua terra di origine.
Tuttavia , non ci sono pervenute testimonianze scritte sul metodo di trasporto
degli esemplari provenienti dai 4.000 km di distanza che separano l'attuale Iran
dalla Siria.
La prima testimonianza scritta sulla coltivazione in vaso di alberi è giunta a
noi grazie a Plinio il vecchio e uno dei suoi testi in particolare ( De
Agriculturae) , in cui vengono descritte e spiegate le tecniche di propagazione
tramite propaggine di ramo in vasi collocati vicino alla pianta madre che
avrebbero facilitato il trasporto della propaggine in seguito alla radicazione.
Altre tecniche descritte nel testo sono : La tendenza al nanismo in alcune
condizioni , l'influenza e l'importanza del terriccio , la coltivazione in vaso
e varie intuizioni che risultano ancora oggi sorprendenti per l'epoca in cui
visse.
Ma queste non vengono considerate le origini dei veri e propri bonsai come li
intendiamo ora.
Le ipotesi più accreditate sulla nascita e lo sviluppo delle tecniche di
miniaturizzazione necessarie ad un albero o ad un'arbusto per adattarsi alle
condizioni in vaso vengono (giustamente) dall'oriente.
Molto probabilmente la necessità di mantenere in vita e trasportare alberi in
contenitori è da ricondursi alle pratiche di cura dei medici/erboristi erranti
della cina orientale nel periodo compreso tra circa 2.000 anni fa e la fine dell
'700.
Questi antichi erboristi viaggiavano di villaggio in villaggio con
un'armamentario di varie erbe mediche essiccate , intrugli vari , alberi e
piante vegete in vasi bassi , offrendo i loro servigi in cambio di compensi di
varia natura .
Sappiamo dai testi che ci sono pervenuti , che a quei tempi le parti vegete di
alcune piante e arbusti medicinali erano considerate efficaci solo se verdi e
fresche , tuttavia non sempre era possibile trovarle sul posto , da qui nacque
la necessità di portarsele dietro.
Le parti utilizzate erano ( come oggi in erboristeria) la corteccia , le foglie
, i fiori , i frutti e le radici , gli erboristi erranti avevano la necessità di
mantenere in vita il più a lungo possibile queste preziose fonti medicamentose ,
non toglievano anelli di corteccia bensì strisce verticali , non strappavano
rami per prelevare foglie bensì le pizzicavano dagli apici o dall'interno in
base alla necessità , ed impararono come e quali radici prelevare senza
compromettere troppo la vitalità dell'albero.
Ci sarebbe da pensare a quanta curiosità provocassero quegli strani alberi
contorti e dalle bizzarre forme , con parti scortecciate ed esposte eppure
vegeti ed in relativa salute negli uomini e donne dei villaggi.
In seguito le tecniche nanizzanti sviluppate per necessità e per caso di questi
curiosi alberi in vaso vennero adottate e raffinate a livelli estetici e
decorativi grazie allo scambio di merci e cultura con il giappone dove le
tecniche bonsai smisero di essere barbare e vennero elevate fino al massimo
apice di perfezione storica fino ad ora raggiunto , un bonsai deve essere prima
di tutto in buona salute , deve trasmettere vigore non un avvilente deperimento
, l'estetica si fonde con le esigenze dell'albero , un bel bonsai , per la
cultura giapponese , è un piccolo albero che comunica esteticamente :
-Non cresco perché questa è la mia condizione ideale ( , non ho più bisogno di
allungare i rami verso l'alto per competere con altri alberi e raggiungere la
luce, non ho più bisogno di allungare radici per cercare acqua e nutrimento ,
ora ho i miei occhi.. un essere umano.
Stefano A.
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