Quando si tratta di riciclare il vetro, si parla di una delle più importanti operazioni per permettere a questo materiale di esser utilizzato più e più volte. Il vetro è, infatti, riciclabile al 100% e infinite volte, ma tutto parte da un’attenta raccolta alla campana. Purtroppo, moltissime persone commettono ancora dei banali errori che possono compromettere il buon risultato. Ecco i più comuni per evitarli d’ora in avanti.

1.     Tappo

Molto spesso succede che nella campana dove si raccoglie il vetro, ci finisca un po’ di tutto perché molti non ci fanno troppo caso a che cosa fanno. Prima di gettare bottiglie e vasetti, occorre togliere il tappo che è fatto di un altro materiale. I tappi delle bottiglie come quelle dell’olio oppure le capsule di tutti i tappi in metallo o a corona vanno tolti e gettati nel bidone degli imballaggi leggeri. Per maggiori informazioni sulla raccolta differenziata e sullo smaltimento rifiuti, vai su www.smaltimentorifiutiroma.it

2.     Ceramica

A chiunque può capitare di rompere un piatto ma in pochi sanno che cosa fare con i cocci. Il piatto rotto, rovinato o spaiato non va gettato nella campana del vetro poiché è fatto di ceramica. Si tratta di un materiale non riciclabile che va conferito nel sacco del residuo secco, ovvero nell’indifferenziata.

3.     Sacchetto

Spesso si va alla campana per gettare le bottiglie e i vasetti di vetro con il tutto dentro a un sacchetto in plastica. Ancora troppe persone hanno la cattiva abitudine di gettare dentro la campana del vetro anche il sacchetto che invece è fatto di un altro materiale perciò da differenziare.

4.     Cristallo

Infine, quando si parla di una corretta raccolta differenziata del vetro, meglio spendere due parole in più in merito non solo ai piatti rotti ma anche ai bicchieri, Sebbene sembrino di vetro, i bicchieri sono realizzati in un altro materiale, ovvero il cristallo. Ancora una volta, si tratta di un materiale che non può esser riciclato perciò non va messo assieme alle bottiglie ma piuttosto nell’indifferenziata, che in diversi Comuni si chiama residuo secco.

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